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adrian paci

la gloria vostra fu sole


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kaufmann repetto is happy to announce Adrian Paci’s sixth solo exhibition at the gallery, curated by Pierpaolo Campanini.

“Taking advantage of the dual structure of the space, two large mosaics occupy the front walls of the gallery: Other groups of drawings have been placed around these two main works.

It is perceivable in both the mosaics and the drawings, the dialogue and the contrast with an artistic vision that comes from two main sources: On one side there are memorabilia from Adrian Paci’s personal archive, and on the other side, there are references to authorial’s sources dear to the artist. The archival sources come from television news or scenes that have been “stolen” from Youtube. There are kids, images of swimmers and soldiers: Young cocky militants busy in bravery tests, bruised figures that challenge one another in insidious and deadly games. There are, amongst the drawings, references to films like “The Color of Pomegranates” by Sergei Parajanov inspired to the life of the Armenian poet Sayat-Nova, but also to directors such as Jarman and Pasolini. These images, isolated from their context, loose the connections to the language of film, becoming painterly, just like the found images. At a certain point the stories within the mosaics melt: Play becomes ceremony and the smug vitality of the subjects petrifies in a stylite manner.

The technique of the mosaic itself, in its very essence, reveals the nature of Adrian Paci’s work: Dust and soil, often narrated in his drawings, are made into plaster. The artist uses different types of marble to translate the nature of the events in an epic form. Stones narrate well and, through images, protect like amulets: They hold good fortune, become ornament and blessing.

The journey, narrated more than once in previous works by Adrian Paci, finds its material form in the mosaic, whose built is cohabited by several historical, geographical and narrative layers. One of the two mosaics depicts the mowing of the weeds, that season after season grow onto the roof of the Armenian monastery of Haghpat narrated in Parajanov’s movie, with the mowers lined up on the roof and the figure of the poet visible down below.

Other drawings are more liquid: Children swimming or groups of bathers that, like human herds, dwell close by the water. They are figures in transit, often illuminated by a meridian light with no shelter. Here Adrian Paci enacts a real despoliation, taking away from the color its joyous hue and making it dry, engraving with more strength only the major lines, abstaining from details. The result is a scorching vision, an essential look on human nature.”

– Pierpaolo Campanini

 

 

kaufmann repetto è lieta di annunciare la sesta mostra personale di Adrian Paci, a cura di Pierpaolo Campanini.

“Avvalendosi della struttura bipartita dello spazio, due grandi mosaici occupano le pareti frontali della galleria: ulteriori gruppi di disegni si dispongono intorno a queste due opere principali.

Sia nei mosaici che nei disegni, è visibile il dialogo e il confronto con un immaginario che proviene da due fonti principali: da una parte testimonianze che appartengono all’archivio personale di Adrian Paci, dall’altra riferimenti a fonti autoriali care all’artista. Le fonti amatoriali sono cronache televisive o scene “rubate” da Youtube. Ci sono bambini, immagini di nuotatori e di soldati, giovani miliziani un po’ spacconi in prove di coraggio, figure livide che si sfidano in giochi insidiosi e mortali. Ci sono, tra i disegni, anche altri riferimenti a film come “Il colore del melograno” di Sergei Parajanov, ispirato alla vita del poeta armeno Sayat-Nova, ma anche a registi come Jarman e Pasolini. Queste immagini, isolate dal contesto, perdono le connessioni con il linguaggio filmico diventando materia pittorica al pari delle immagini di cronaca. Ad un certo punto i racconti si fondono nei due mosaici dove il gioco diviene cerimonia e la vitalità sbruffona dei soggetti si pietrifica in una sorta di stilitismo.

I mosaici ci rivelano per la loro stessa essenza la natura del lavoro di Adrian Paci: la polvere e la terra, narrate spesso nei disegni, si fanno intonaco. L’artista va alla ricerca dei marmi per mutare la natura degli avvenimenti in epica. Le pietre raccontano bene e, attraverso le immagini, proteggono come amuleti: portano con sé la buona fortuna, diventano ornamento e benedizione.

Il viaggio, narrato più volte in precedenti lavori da Adrian Paci, si compie materialmente nel mosaico, nel cui edificio convivono diversi livelli narrativi, storici e geografici. Uno dei due mosaici raffigura il taglio delle erbe infestanti che di stagione in stagione crescono sul tetto del monastero armeno di Haghpat narrato nel film di Parajanov, con i falciatori in fila sul tetto e la figura del poeta più sotto.

Più liquidi altri disegni: bambini che nuotano o gruppi di bagnanti che, come mandrie umane, sostano vicino all’acqua. Sono figure in transito spesso illuminate da una luce meridiana senza riparo. Qui Adrian Paci opera una vera spogliazione, sottraendo al colore il suo timbro festoso e rendendolo arido, incidendo con maggior forza le linee principali, astenendosi dai dettagli. Il risultato è una visione di arsura, uno sguardo essenziale sull’umano.” – Pierpaolo Campanini