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maggie cardelùs

looking for time


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francesca kaufmann is proud to present a solo show by Maggie Cardelùs. The corpus of the artist can be understood as a large photo album in constant process of becoming, exploring the connection between the photographic image, time and memory. The various works presented in the exhibition, Looking for time, continue to develop this underlying project while presenting new investigations. Until now the physical confrontation of the artist with the photographic image has been concentrated upon the manual action of the ‘cut’ – by which the images, chosen from Cardelùs’ personal archive, were modified, printed in various formats, cut and thereby transformed into photographic sculptures, giving life to grand-scale, three-dimensional installations. In this exhibition we see other processes coming to the foreground: projection, movement, montage and duration. Time is the protagonist of this exhibition. A single photographic image, the crystallization of a fraction of a moment, is dilated to the extreme in a video. Thousands upon thousands of photographs are organized into a sequence that plays for ten years. The fading memory of the past entrusted to an ephemeral paper support, contrasts with a future time created in a digital frame piece whereby the artist connects herself to its owner by a contracted agreement for the entirety of her life. Zoo, age 10 is a video that lasts ten years: eighteen-thousand photographs shot and collected by the artist between March 25, 1996 and March 26, 2006 are projected at the speed of twelve shots per second. Together these images give life to a portrait of a ten year-old child named Zoo. The video is accompanied by a reelaborated version Beethoven’s first movement from Pastoral, expanded here into the duration of ten hours. Looking for time is a video from a single image from 1996. Through long sequence shots and sudden jumpcuts the image – a room reflected in a mirror in front of which we see the artist obliterated by the glare of a flash – is explored gradually, with a ‘tactile’ vision. This vision, connected to the surface of things, discovers details that recall the origins of photography: Daguerre’s still-life’s, Fox Talbot’s window, the mirror to which many of the first photographs were compared. One of the objects seen in the reflected image is a ceramic jug. This object is ‘extracted’ from the mirror, reproduced in three-dimensional form and then covered in a reflective surface. The ceramic object recalls the materials of archeology and thus, alludes to an ‘excavation’ within the strata of time. Mervyn, an expanding portrait is a photographic portrait presented in a digital frame connected to an Internet site. A contract commits the artist to send images from the site to the digital frame until her death. A paper copy of the first image is preserved in the drawer at the base of the frame, while the subsequent images – whose frequency and content are decided by the artist – will contribute to the expansion of Mervyn’s portrait, now a small child. The last image sent by the artist before her death will be preserved in the drawer along with the first, after which the frame will be turned off definitively. The exhibition will be held until May 19th 2007. For further information, or to request material, please do not hesitate to contact the gallery.

 

 

 

 

 

francesca kaufmann e’ lieta di presentare looking for time, un nuovo insieme di lavori di Maggie Cardelùs. Considerata nella sua totalità, la sua opera può essere intesa come un grande album fotografico, costantemente in divenire e animato dal desiderio di indagare, con mezzi diversi, il nesso tra immagine fotografica, tempo e memoria. Le diverse opere che compongono la mostra looking for time costituiscono un ulteriore sviluppo di questo progetto di fondo, con alcune importanti novità. Se fino ad ora il ‘corpo a corpo’ dell’artista con l’immagine fotografica si era concentrato sull’azione manuale del ritaglio – con cui le immagini tratte dal suo archivio personale, elaborate e stampate in vari formati, venivano incise e trasformate in sculture di carta fotografica, capaci di dar vita a grandi installazioni tridimensionali – in questo caso vediamo venire in primo piano altri procedimenti: la proiezione, il movimento, il montaggio, la durata. Ed è proprio il tempo il grande protagonista di questa mostra: il tempo puntiforme cristallizzato nella singola immagine fotografica, ma anche il tempo dilatato all’estremo in video realizzati con una sola immagine, o con migliaia e migliaia di immagini montate in una sequenza della durata di dieci anni. Il tempo di un passato affidato all’evanescenza della memoria e ai suoi precari supporti cartacei, e quello futuro di opere con cui l’artista si lega ai propri destinatari, in base a un vero e proprio contratto, per il resto della propria vita. Zoo, age 10 è un video della durata di 10 anni. Le diverse migliaia di fotografie scattate e raccolte dall’artista nel suo archivio dal 25 marzo 1996 al 25 marzo 2006, proiettate alla velocità di 12 immagini al secondo rispettando l’ordine interno dei singoli rullini, danno vita nel loro insieme al ritratto di un bambino di 10 anni di nome Zoo. Il video è accompagnato da una versione rielaborata del primo movimento della Pastorale di Beethoven, espanso alla durata di 10 ore. looking for time è un video realizzato con una sola immagine, un’istantanea scattata nel 1996. Attraverso lunghi piani-sequenza e stacchi improvvisi, lo spazio rappresentato nell’immagine – una stanza abitata riflessa in uno specchio, di fronte al quale vediamo l’artista avvolta nel bagliore di un flash – viene percorso gradualmente, con uno sguardo ‘tattile’ che sembra voler aderire alla superficie delle cose, scoprendo dettagli che richiamano le origini della fotografia: le nature morte di Daguerre, la finestra di Fox Talbot, lo specchio a cui le prime fotografie venivano spesso paragonate. La stessa immagine con cui è realizzato il video è presente in mostra anche in formato cartaceo, in un’opera in cui quattro strati sovrapposti e ritagliati costituiscono altrettante sedimentazioni temporali che trasformano la fotografia in un’istantanea ‘espansa’. Uno degli oggetti rappresentati nell’immagine riflessa, una brocca, è stata ‘estratta’ dallo specchio, riprodotta tridimensionalmente e rivestita a sua volta di una superficie riflettente. La ceramica, come modellata da un movimento centripeto, rimanda al concetto di archeologia, di scavo nelle stratificazioni del tempo. Mervyn, an expanding portrait è un ritratto fotografico presentato in una cornice digitale collegata via cavo a un sito internet. Il funzionamento dell’opera è regolato da un vero e proprio contratto, con cui l’artista si impegna – fino alla propria morte – a inviare immagini dal sito alla cornice digitale. Una stampa cartacea della prima immagine è conservata nel cassetto inserito nella base della cornice, mentre le immagini successive – il cui ritmo e contenuto è stabilito unicamente dall’artista, in quanto la cornice è un semplice terminale – contribuiranno ad espandere il ritratto di Mervyn, che attualmente è un bambino. L’ultima immagine inviata dall’artista prima della propria morte sarà poi conservata nel cassetto insieme alla prima, e a quel punto la cornice si spegnerà definitivamente. La mostra si terrà fino al 19 Maggio 2007. Non esitate a contattare la galleria per ulteriori materiali o informazioni.