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talia chetrit

marking


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kaufmann repetto is happy to present Talia Chetrit, whose works will be exhibited in the gallery’s project room. Marking, the title of Talia Chetrit’s exhibition, reflects to the polysemy that resonates in the artist’s work. As with the gesture of marking a territory, Talia Chetrit’s photographs intend to both individualize and appropriate the objects she documents and borrow from photographic history; a vase, nature or the female nude. Marking is also about impressing a surface; similarly, Chetrit’s works are often the result of a combining process that evokes a sense of multi-dimensionality, belonging to drawing and writing. The frequent overturning of the perspective angles forces the viewer to ‘read’ the image, before seeing it: the portrayed objects lose their individuality, becoming parts of a composition that shifts into abstraction. Through this approach, a cavity in the ground faces and corresponds to the relief of a woman’s breast, as to deny any hierarchy between horizontal and vertical vision, positive and negative space, and, metaphorically, between masculine and feminine. Similarly, the hierarchic relations between the object and the feminine body, between organic and inorganic matter, are called into question. In front of the camera, everything functions to create a system of internal balances and reciprocal references between one image and another. The works of Talia Chetrit, which one might wrongly assume are the outcome of a post-production process, are actually the result of a highly skilled and ‘hand-crafted’ application of the photographic medium. They question the viewer’s perceptions through a sophisticated combinatory adjustment of shapes and lights. The artist’s conscious re-elaboration of historical precedents interweaves with an ongoing questioning of the medium, through a language that reveals both the contradictions and the infinite resources of photography.

 

kaufmann repetto e’ lieta di presentare il lavoro di Talia Chetrit, esposto nella project room della galleria. Il titolo della mostra di Talia Chetrit, Marking, rimanda a una polisemia che risuona nel lavoro stesso dell’artista. Come nel gesto di marcare, nelle fotografie di Talia Chetrit si assiste a una individualizzazione dell’oggetto che è anche un’appropriazione, si tratti di un vaso, una zolla di terra o un corpo nudo. E ancora, marcare significa imprimere un segno: in maniera analoga, gli scatti di Talia Chetrit sono spesso il risultato di un processo combinatorio che rimanda alla bidimensionalità propria del disegno e della scrittura. Il ribaltamento dei piani prospettici contribuisce a questo continuo rimando al segno: così, a una cavità nel terreno corrisponde frontalmente il rilievo di un seno, come a voler smentire la gerarchia tra orizzontale e verticale, tra spazio positivo e negativo e, in senso traslato, tra maschile e femminile. Questo azzeramento di gerarchie avviene anche tra l’oggetto e il corpo femminile, così come tra materia organica e inorganica. Tutto, davanti all’obiettivo, diventa strumentale alla ricerca di un sistema di equilibri interni e di rimandi tra un lavoro e l’altro. Ciò che ci aspetteremmo essere il risultato di un processo di post produzione e’, nel lavoro di Talia Chetrit, il frutto di un uso sapiente e ‘artigianale’ del mezzo fotografico, in cui l’illusione finale e’ tutta concentrata nello scatto, nelle forme e nella luce. La rivendicazione e la consapevole rielaborazione di moduli provenienti dalla storia della fotografia, spesso di stampo surrealista, si intreccia con un continuo interrogarsi sul mezzo, attraverso un linguaggio che svela le contraddizioni, ma pure le risorse infinite del metodo fotografico.