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per speculum


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francesca kaufmann is presenting the preview of Adrian Paci’s new project ‘Per Speculum’. Differently from Adrian Paci’s earlier projects ‘Per Speculum’ is not inspired by a real incident but seems suspended in an undetermined, archetypical time and space dimension.

This 35 mm film is projected in the new gallery space. The main characters of ‘Per Speculum’ are children engaged in daring the sun with the segments of a mirror they had previously broken into pieces while it returned their image. The infants reflect the light from the branches of a tree they have climbed, thus infusing it with pulsing vitality. The breaking into pieces of the mirror is a dramatic, self-destructive act. It is followed unsuspectingly by the liberating gesture of a game. Simultaneously the perspective is inverted so that the sunrays are directed towards the spectator who is as if included in the work. Though light-hearted, the images of the film are endowed with subtle symbolical allusions which offer numerous interpretative openings. Above all, the breaking of the looking glass is a sign of anticipated bad luck in many cultures but here also becomes the excuse to play and gain knowledge. The title of the work itself quotes an often commented-on passage from Saint Paul’s First Letter to the Corinthians videmus nunc per speculum in aenigmate tunc autem facie ad faciem 13:12 (‘We see now through a glass in a dark manner; but then face to face’). Its theme ponders human knowledge and its limited and indirect ‘specular’ vision seen in fact as the reflection of a truer knowledge. It is the nature of reflection which enables the film to reveal beauty in its natural element. Moreover the tree, portrayed in all its majesty, also recalls iconographic imageries such as Jesse’s Tree, the Philosophical Tree and more generally the tree as a metaphor of life and genealogy. In a nutshell, the tree is a living and systematic structure able to sustain and unify plurality.

Alongside the film, Adrian Paci also presents a photograph which captures an immense abandoned structure in a desolate rural landscape enlivened by strong, blinding specks of light of uncertain provenance. Once again, the game with the mirrors and the sun disconcerts and endows space with the archaic beauty of light. Light intervenes within the form of all the works shown: the explicit light source of the slide-show shot during the preparation of the film thus links the projection and image in specular reflection.

The film ‘Per Speculum’ has been commissioned and produced by Milton Keynes Gallery and francesca kaufmann

Adrian Paci was born in Scutari (Albania) in 1969. He lives and works in Milano

 

francesca kaufmann è lieta di presentare in anteprima il nuovo progetto di Adrian Paci, ‘Per Speculum’. Rispetto ai precedenti lavori di Paci, ‘Per Speculum’ non trae spunto da un episodio concreto ma pare piuttosto sospeso in un tempo indeterminato e in un luogo dal carattere archetipo.

Nel nuovo spazio della galleria è proiettato il film in 35mm ‘Per Speculum’: protagonisti sono un gruppo di bambini che, dopo avere distrutto lo specchio in cui è riflessa la loro immagine, ne utilizzano i frammenti per ingaggiare una sfida al sole. Arrampicati sui rami di un enorme albero i bambini riflettono con gli specchietti la luce, infondendo così alla pianta una vitalità pulsante. Alla rottura dello specchio, un’azione in sé drammatica, autodistruttiva, segue inaspettatamente il gesto liberatorio del gioco e, insieme, un capovolgimento di prospettiva per cui i raggi di luce sono diretti verso lo spettatore, che è come incluso nel vivo della scena. Le immagini del film, pur volendo mantenere un carattere lieve, sono intessute di sottili richiami simbolici che offrono numerose aperture interpretative, a partire dallo specchio, la cui rottura indica in molte culture cattivo presagio, ma che qui diventa strumento di gioco e, oltre, di conoscenza. Il titolo del lavoro riprende una frase molto commentata della Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, videmus nunc per speculum in aenigmate tunc autem facie ad faciem 13:12 (‘Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia’), in cui si discetta sul tema della conoscenza umana, limitata ad una visione, appunto, ‘speculare’, indiretta. Ma nel film è proprio questa specularità, questa ludica mediazione a rendere possibile la rivelazione della bellezza nel semplice elemento naturale. D’altro canto lo stesso albero, ritratto frontalmente nella sua maestosità, richiama numerose iconografie, dall’albero di Jesse all’albero filosofico, fino all’albero come figurazione della vita e della genealogia: l’albero in ogni caso come struttura sistematica e vivente, capace di sorreggere e unificare la pluralità.

Al film si accompagnano altri lavori: una fotografia che ritrae un’imponente struttura abbandonata su uno sfondo rurale e desolato, vivificata però da punti di luce intensa, accecante e dall’origine incerta. Di nuovo il gioco di specchi disorienta e insieme attribuisce ai luoghi una bellezza arcaica, la bellezza della luce. Luce che interviene anche nel medium di alcuni lavori: nella proiezione su pellicola come nel raccolto slide-show di immagini tratte dalla lavorazione del video la fonte luminosa, resa palese, attiva un rimando speculare tra la proiezione e l’immagine.

Il film ‘Per Speculum’ è stato commissionato e prodotto da Milton Keynes Gallery e francesca kaufmann