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kaufmann repetto is happy to announce Carlo Mollino exhibition Polaroid. Among the many interests that punctuate the life of Carlo Mollino, a connoisseur of even the most personal of hobbies, architecture and photography are the constant subjects (or, better perhaps, of “expressions”). As early as the 1900’s the engineer Eugenio Mollino built a dark room in his residence and around 1912 he takes a portrait of his family in the garden in which we see his son Carlo at the center of the family, proudly holding a camera in his hands. At the age of seven the future architect embarks on what would be a laborious journey of images, culminating with the Polaroid he shot until 1973, the year of his death. THE ’30s-40s In 1936 Mollino designs a special interior for Casa Miller that will be used exclusively as a photographic set. He needs it as background and atmosphere for “state of being” portraits which he entitles “Sogno[Dream], “Giovane ‘Korai’ esumata”[Young exhumed ‘Korai’], “Sibilla”[Sybille], “Sospensione”[Suspension], printed in black and white in large format dimensions. Gio Ponti uses an image of Casa Miller on cover of Domus (April 1937), implicitly recognizing the significant photographic value of the architect’s work. In 1943 Casa Miller is dismantled and in the same year Mollino prepares the book “Il Messaggio dalla Camera Oscura”, presented as “Storia ed Estetica della Fotografia”, which even today remains one of the most fundamental texts published on photography. In 1945 Ermanno Scopinich writes “Ritratti ambientati di Carlo Mollino” the fourth monographic volume of the Occhiomagico collection, published by Scheiwiller. THE ‘50s We find Mollino preparing another interior (Villa Scareno) for his photographic endeavor. Abandoning the large format negatives, he works with the modernity and speed enabled by the Leica and shoots a prolific number of portraits of women. Printed in the standard format 10×15 cm format, the photographs are no longer titled nor signed and remain unpublished and never exhibited, a literal “nocturnal” body of work with an entirely obscure function. THE ‘60s. THE POLAROID. The Polaroids shot between 1962 and 1973 in a villa located on the hills outside of Turin seem equally inexplicable and without clear purpose. Mollino purchases the building and transforms it into the “Teatrino della mezzanotte”[Midnight theatre] that would welcome a host models – the unknowing participants of a secret photographic project. The reconstruction of the interior, the selection of each dress, shoe, and piece of jewelry worn in the Polaroid shoots are all premeditated calculations that overlap with Mollino’s reconstruction of an apartment in Turin’s city center (today known as Museo di Casa Mollino). This place was also kept secret – its conception part of a cosmogony that connects the Polaroid to Casa Mollino: the realization of an ideal, something unreal, but of palpably esoteric matter. Here “the” world of Mollino in contained, built of symbolic gardens, suns, waters and all that is necessary for life, in order to perpetuate the necessity of a undeniable source: who to perpetuate her-self needs a fundamental spring: the woman. Here is revealed the real “architecture” of Mollino’s world, which so cannot overlook the accurate photographic construction of a feminine unicum composed by thousands of photos that do not portrait prostitutes or madams from the high-society but are authentic visions which come from the static abyss of dream in his dreams, fixed on photosensitive cards. In 1985 Daniela Palazzoli wrote: “ It is the research of an encounter, at least on the paper, with the feminine side, with something different from yourself, ripped from the mirror of the copy, to come back rebuilt in resemblance of your own desires, of your own aspiration in the couple.” Surely Mollino does not quote Goethe and the “fragments of a big confession” casually: monotheme and Polaroid.

 

kaufmann repetto è lieta di annunciare la mostra di Carlo Mollino, Polaroid. Tra i molti interessi che agitano la vita di Carlo Mollino, professionista in ogni personale diletto, architettura e fotografia sono materia costante del suo lavoro (e meglio potremmo dire, della sua “espressione”). Già dagli inizi del ‘900, l’ing. Eugenio Mollino ha allestito nella propria abitazione una camera oscura e verso il 1912 ritrae in giardino la propria famiglia disposta attorno al figlio Carlo che con orgoglio tiene una macchina fotografica tra le proprie mani. Il futuro architetto esordisce quindi all’età di sette anni con un laborioso viaggio per immagini che terminerà con le Polaroid scattate fino al 1973, anno della sua scomparsa. GLI ANNI ’30 – 40. Nel 1936 Mollino progetta uno speciale interno (Casa Miller) che verrà esclusivamente usato come set fotografico. Gli è necessario come sfondo e fonte d’atmosfera per ritratti di “stato d’animo” che intitola “Sogno”, “Giovane ‘Korai’ esumata”, “Sibilla”, “Sospensione”, stampati in bianco e nero in grandi formati. Giò Ponti usa una immagine di Casa Miller come copertina di Domus (aprile 1937) implicitamente riconoscendo il grande valore fotografico del lavoro dell’architetto. Nel 1943 la Casa Miller viene smantellata e nel medesimo anno Mollino prepara il volume “Il Messaggio dalla Camera Oscura”, presentato come “Storia ed estetica della fotografia” che costituisce uno dei testi fondamentali ad oggi pubblicati sull’argomento. Nel 1945 Ermanno Scopinich dedica ai “Ritratti ambientati di Carlo Mollino” il quarto volume monografico della collana Occhiomagico, pubblicata da Scheiwiller. GLI ANNI ’50. Ritroviamo Mollino intento a preparare un altro interno (Villa Scalero) per esclusivo uso fotografico. Abbandonati i negativi di grande formato produce con la modernità e la velocità permessa dalla Leica una grande quantità di ritratti femminili che verranno stampati in formato standard 10×15, non più intitolati nè firmati, nè mai esposti o pubblicati. Un lavoro letteralmente “notturno”, senza alcuna spiegazione d’uso. GLI ANNI ’60. LA POLAROID. Altrettanto inspiegabili e senza fini pratici appaiono le Polaroid scattate tra il 1962-1973 in una villa posta sulla sommità della collina torinese. L’edificio viene acquistato e trasformato nel “Teatrino della mezzanotte” per ricevere modelle che diverranno inconsapevoli partecipi di un segreto progetto fotografico. La ricostruzione dell’interno, l’acquisto di ogni abito, calzatura, gioiello che verrà indossato nelle Polaroid fanno parte di un calcolo che coincide, anche temporalmente, con la ricostruzione di un appartamento in una villa nel centro della città (oggi Museo Casa Mollino). Anche questo luogo è segreto e la sua ideazione è parte di una cosmogonia che apparenta Polaroid e Casa Mollino nella realizzazione di un luogo di vita ideale, non reale, di palpabile consistenza esoterica. Questo luogo contiene “il” mondo di Mollino, costruito con simbolici giardini, soli, acque e tutto quanto è necessario alla vita che, per perpetuarsi necessita di una irrinunciabile sorgente: la donna. Ecco svelata la reale “architettura” del mondo di Mollino che non può quindi prescindere dalla minuziosa costruzione, fotografica, di un unicum femminile composto con migliaia di fotografie che non ritraggono prostitute o signore dell’alta società ma sono autentiche visioni che provengono dall’immobile voragine di sogno dei suoi sogni, fissate su cartoncini fotosensibili. Daniela Palazzoli scrisse nel 1985: “E’ la ricerca di un incontro, almeno sulla carta, con la parte femminile, con un diverso da sé, strappato allo specchio della copia, per venire ricostruito a somiglianza dei propri desideri, delle proprie aspirazioni di coppia”. Non certo a caso Mollino cita Goethe e i “frammenti di una grande confessione”: monotematica e in Polaroid.