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adrian paci

the people are missing


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kaufmann repetto is pleased to present The People Are Missing, Adrian Paci’s seventh solo exhibition with the gallery.

The exhibition brings together the results of the artist’s most recent research: Paci’s new video, Interregnum, two environmental installations, and a series of photographs.

Interregnum collects and assembles fragments extracted from videos documenting the funerals of communist dictators of different nationalities and eras, recovered from official state archives and national television broadcasts. The grainy images show endless rows of people moving in unison, seemingly without a purpose, their faces laden with expressions of grief. Shifting from close-ups to wider views of the masses, we become witnesses of a crescendo where the manipulation of these masses and the depersonalization of individual identity become increasingly evident.

The dissolution of the boundaries between private and public life, intrinsic to dictatorships, transforms individuals into members of a “political body”, that thinks and acts in uniformity with the greater action imposed by the regime’s ideology. The death of a dictator marks a deep crack in a system in which power coincides with the figure of the leader. At the same time, it determines a moment when pain, hitherto absent in the forcefully optimistic rhetoric of the regime, reappears in the public arena. Whether desperation and grief originate from a genuine feeling or a forced role, remains unanswered.

Interregnum investigates the nature of this political body, ranging from Asia to Europe and covering almost the entirety of the twentieth century: from Lenin’s death to that of the Albanian dictator, Enver Hoxha. The figure of the dead leader is missing, leaving the people to march in a paradoxical and absurd procession, imbued with the rhetoric of the regime’s language. Simultaneously , through meticulous editing, the representation of the people is redefined, and the individuality of each, the complexities of their unique emotions, is reaffirmed.

In the project room, an old, oil shower made of rusty iron is continuously running. In opposition to the political presence of the masses of people in Interregnum, the shower draws us towards an intimate dimension, that alludes to the vulnerability of a person’s nude body. The iron pipe and the noise of the water’s re-heating system are an almost threatening presence in contrast to that of the absent human form. At the same time, the work tells of a space where life, in its bare essence, persists in spite of anything.

The photograph Despite everything presents us with stone walls carved with signs, symbols or letters. The photograph, part of a wider series, was taken inside the cells of a former communist prison in Albania, where the walls, transformed into diary-like pages, collected multiple layers of human traces with the passing of time. These images of small cubicles, dating to the second half of the twentieth century, bring to mind the painted caves where man has embedded signs and stories of its passages.

The people are missing is the title of the installation occupying one of the two largest rooms in the gallery. The double wooden staircase, reminiscent of the steps of a greek theater, is open to the public who can use it to rest, read or engage in conversation. Similarly to other works within the exhibition, the structure stands empty but alludes to the possibility of being inhabited. The people are missing aims therefore to be an invitation for the viewers – a much needed one in these particular, political times – to generate a physical and concrete space for dialogue.

 

 

kaufmann repetto è lieta di presentare The people are missing, la settima mostra personale di Adrian Paci in galleria.

La mostra presenta il frutto della ricerca più recente dell’artista: il nuovo video Interregnum, due installazioni ambientali e la serie fotografica Malgrado tutto.

Interregnum raccoglie e mette insieme frammenti estrapolati da video dei funerali di dittatori comunisti di varie nazionalità ed epoche, recuperati in archivi ufficiali di stato e televisioni nazionali. Le immagini sgranate mostrano file interminabili di persone che si muovono all’unisono, apparentemente senza uno scopo preciso, i volti contratti in espressioni di dolore. Nell’alternarsi di primi piani e ampie riprese di grandi masse si assiste a una sorta di crescendo, dove la manipolazione e il senso di spersonalizzazione degli individui appaiono sempre più evidenti.

Il dissolversi del confine che separa vita privata e pubblica, fenomeno intrinseco alla dittatura, trasforma gli individui in membri di un “corpo politico” che ragiona e agisce in sincrono con la più ampia volontà imposta dall’ideologia di regime. La morte di un dittatore segna una profonda crepa in un sistema in cui il potere coincide con la persona del leader. Allo stesso tempo, si rivela unico momento in cui il dolore, fino ad allora assente nella retorica del regime, riappare prepotentemente sulla scena pubblica in vesti di protagonista. Se la disperazione e il dolore siano espressione di un sentimento genuino o di un ruolo imposto, tuttavia, rimane difficile da definirsi.

Interregnum vuole indagare la natura di questo corpo politico che si estende dall’Asia all’Europa, abbracciando quasi tutto il ventesimo secolo: dalla morte di Lenin a quella del dittatore albanese Enver Hoxha. Il lavoro esclude la figura del leader morto, lasciando scorrere in modo enigmatico e assurdo il popolo della dittatura, intriso della retorica del linguaggio di regime. Contemporaneamente, servendosi di un editing meticoloso, Paci ridefinisce la rappresentazione dei civili, riaffermandone l’individualità e le complessità delle loro emozioni.

L’assenza di un corpo riverbera in tutte le opere in mostra. Nella project room, una vecchia doccia a gasolio è in funzione. Contrariamente alla presenza politica del corpo collettivo di Interregnum, la doccia richiama uno spazio intimo e precario e allude alla vulnerabilità del singolo corpo nudo. Il tubo di ferro e il rumore del fuoco che scalda l’acqua sono presenze quasi minacciose, in contrasto con l’assenza della figura umana. Allo stesso tempo, l’opera ci parla di uno spazio dove la vita, nella sua essenzialità, persiste nonostante tutto.

Le fotografia Malgrado tutto mostra muri di pietra su cui sono incisi segni, simboli o disegni. La fotografia, parte di una più ampia serie fotografica, è stata scattata nelle celle di un carcere dell’Albania comunista i cui muri, come fogli di diario, hanno raccolto testimonianze umane dello scorrere del tempo. Le celle anguste degli scatti di Paci, in uso fino alla seconda metà del ventesimo secolo, ricordano le grotte scalfite da enigmatiche pitture rupestri dove l’uomo ha voluto lasciare un segno del proprio passaggio.

The people are missing è il titolo della grande installazione che occupa una delle sale della galleria. La doppia scalinata di legno, che richiama alla mente i gradoni di un teatro greco, è messa a disposizione del pubblico che può usarla per riposare, leggere, riflettere o conversare. Anche questa opera, come altre in mostra, ci si presenta vuota ma rimane, al contempo, aperta alla possibilità di essere riempita, colmando la distanza tra noi e chi ci sta di fronte attraverso un potenziale confronto. The people are missing si pone dunque come un invito, decisamente necessario in questo momento storico, a generare uno spazio di dialogo fisico e concreto.