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judith hopf

!hear rings!


[ Press Release ]
[ Comunicato Stampa ]
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kaufmann repetto is happy to announce ! Hear Rings !, Judith Hopf’s third solo exhibition at the gallery.

For her show at kaufmann repetto milano, the artist presents a new body of works including sculptures, installations and a four-minute video animation.

The exhibition aims to explore the modalities through which information circulate in the digital era. The artist investigates the way we receive and address digital data, and how we position ourselves towards such an endless flow of information. Nowadays our accounts are always connected, even if we turn off our computers. E-mails arrive at any time, and so do news – the internet does not know any closing hour. We are always “in line on-line,” while believing ourself to be off line.

When looked at from this point of view, Judith Hopf’s concrete cast Snakes seem to force a break in this ongoing newsfeed. In his Postscript on the Societies of Control, Gilles Deleuze defines the snake, with its physical flexibility, as a symbol of the society of control in which we live. Deleuze compares the serpent to the man of control who is “undulatory, in orbit, in a continuous network” – a person who is asked to be always ready for processes of constant physical and mental changes, in order to fit into society and its needs. Judith Hopf’s snake sculptures, however, become petrified in an ironic contrast: while showing their teeth and tongues, built out of printed emails and newspapers, the rest of their usually supple bodies look static and stuck somewhere in a system of endless variables provided by the net and its geometry.

While the “frozen” information have been sent from one gallery space to the other, a snake sneaks out from the wall in the second room where a group of brick stone sculptures are on view. With this new series titled Problem, the artist tries to find forms that are able to represent different stages of limitations occurring through the imagination of one-self being in a constant state of flux.

With the video animation More (2015), also on view at the gallery, Judith Hopf seems to ask for a possibility of self-positioning while looking at the world through a bird-eye view perspective – a point of view provided by navigation systems such as Google Maps. Inspired by the film Powers of Ten by Ray and Charles Eames, Judith Hopf animates a zoom from outer space into an inner world, questioning if, through the use of modern technologies, we are actually enlarging or rather mining our understanding of distances and of other complex possible views of the world we live in.

 

 

kaufmann repetto è lieta di annunciare !Hear Rings!, la terza mostra personale di Judith Hopf in galleria.

!Hear Rings! costituisce una riflessione sui sistemi di circolazione delle informazioni nell’era digitale. L’attenzione dell’artista si sofferma, in particolar modo, sulle modalità d’invio e ricezione dei contenuti digitali e su come collochiamo noi stessi all’interno di questo flusso continuo d’informazioni. Oggigiorno i nostri account sono sempre connessi, anche quando spegniamo i nostri computer. Le e-mail ci raggiungono ad ogni ora, e così le notizie – il web non conosce orari di chiusura. In sintesi, siamo sempre on-line, anche quando pensiamo di non esserlo.

Se osservati da questa prospettiva, i serpenti in cemento di Judith Hopf sembrano imporre una pausa a questo costante flusso d’informazioni. Nel suo Postscriptum a La società del controllo, Gilles Deleuze elegge il serpente, in virtù della sua flessibilità, a simbolo della società del controllo in cui viviamo. Nei suoi scritti, Deleuze paragona il serpente all’“uomo del controllo”, un individuo caratterizzato dall’essere ondulatorio, in orbita, in un network continuo – una figura alla quale è richiesta forte capacità d’adattamento per essere pronta a continui cambiamenti, sia fisici che mentali, affinché sia in grado di adattarsi alla società e ai suoi bisogni. I serpenti “pietrificati” di Judith Hopf, tuttavia, generano un ironico contrasto: mentre mostrano i denti e la lingua, fatti di carta stampata con testi di email e notizie, il resto del loro corpo solitamente sinuoso e flessibile è reso statico e appare come incastrato in un sistema infinito di variabili attraverso la rete e le sue geometrie.

Mentre queste infromazioni “congelate” vengono inviate da uno spazio espositivo all’altro, un serpente striscia nel muro sbucando nella seconda sala, dominata da un gruppo di sculture di mattoni. Con questa nuova serie intitolata Problems, l’artista è alla ricerca di forme che siano in grado di rappresentare diverse fasi di limitazione, conseguenza dell’immaginazione di un essere umano inserito in uno stato di flusso costante.

Anche nel video d’animazione MORE (2015), in mostra in galleria, l’artista sembra essere alla ricerca di un metodo per autoposizionarsi e lo fa osservando il mondo da una lontana prospettiva panoramica – un punto di vista solitamente fornito da sistemi di navigazione come Google Maps. Ispirato al film Powers of Ten di Ray e Charles Eames, il video di Judith Hopf ricrea digitalmente uno zoom dallo spazio alla Terra, e sembra domandarsi se, tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie, stiamo in realtà allargando o piuttosto minando la nostra percezione delle distanze e di altri complessi punti di vista sul mondo.