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kaufmann repetto is glad to present She, a portfolio of 16 etchings by Adrian Paci.

Adrian Paci has many times drawn inspiration from a broad archive of vhs tapes shot in Albania in the early nineties, featuring different wedding celebrations. His approach tends to distil those subjects and events appearing as marginal/peripheral, to create a series of hieratic and visionary images. By selecting those otherwise imperceptible instants, Adrian Paci’s gaze focuses on the margins of those rituals and gestures that seem to belong to a mythical past, suspended in a timeless dimension.

The genesis of the etchings series She, can be ascribed to this same process. In She, the movements of a woman’s face enclosed in a short video sequence, are fixed and dilated into a succession of 16 acqua tinta etchings, through a keen play of lights and shadows marking and, at the same time, blurring the woman’s features.

Being in the foreground with respect to the other people in the sequence, the woman seems to be alone: she appears as the only one noticing the camera, from which she gradually shrink by averting her gaze, therefore getting rid of the shadow that seems to transfigure her face.

The portfolio opens with the verses of an Albanian poetry by Ndre Mjeda, narrating the pain and the loneliness of a woman, Lokja. The words gathered in this composition resounds in the work as well, as if they were suggested by the protagonist of the etchings herself, creating a contrast between the atmosphere of the wedding celebration and a sense of isolation and caducity.

The minimum variation between each photogram of the video sequence, is emphasized by the nature of the etching process itself, where each touch of artist corresponds to an infinitesimal but sensible variation. Each element of the series tells about a moment that would otherwise dissolve in time flow: doing so Adrian Paci highlights the value of the instant therefore introducing a significant reflection over the passage of time. By generating a sort of slow-motion sequence, the artist transforms the concreteness of the woman’s face into a solemn and abstract portray, therefore activating a dialogue between movement and stasis.

 

 

kaufmann repetto è lieta di presentare She, un portfolio di 16 incisioni di Adrian Paci.

Adrian Paci ha in più occasioni tratto ispirazione e materiali da un vasto archivio di videocassette che documentano rituali di matrimoni in Albania celebrati nei primi anni novanta. Il suo approccio tende a distillare situazioni e soggetti all’apparenza periferici, per renderci un insieme di immagini ieratiche e visionarie. Attraverso la selezione di istanti altrimenti impercettibili, lo sguardo di Adrian Paci verte verso i margini di rituali e gesti che sembrano appartenere a un passato mitico, atemporale.

La genesi della serie d’incisioni She va ricondotta a questo processo. In She, i movimenti del volto di una donna racchiusi in pochi istanti di girato sono fermati e dilatati in una sequenza di 16 incisioni con acqua tinta, in un sottile gioco di luci ed ombre che segnano e confondono i tratti. utjhIn primo piano rispetto al gruppo retrostante, la donna appare sola: unica ad accorgersi della presenza dell’obiettivo, da questo gradualmente rifugge distogliendo lo sguardo, liberandosi da un’ombra che sembra trasfigurarle il volto.

Il portfolio si apre con la poesia albanese di Ndre Mjeda, che narra il dolore e la solitudine di una donna, Lokja. Le parole raccolte nel componimento risuonano nel lavoro, e sembrano suggerite dalla protagonista delle incisioni, creando un contrasto tra il rituale del matrimonio e un senso di isolamento e caducità.

La variazione minima tra i fotogrammi della sequenza video è enfatizzata dalla natura stessa del processo dell’incisione, in cui a ogni tocco dell’artista corrisponde una variazione infinitesimale ma sensibile. Ogni elemento della serie racconta e dilata un momento altrimenti dissolto nel flusso temporale: Adrian Paci evidenzia così il valore dell’attimo, e insieme introduce una riflessione sullo scorrere del tempo. Generando una sorta di sequenza in slow-motion, l’artista trasforma la concretezza del volto della donna in un ritratto astratto e solenne, e attiva un dialogo tra movimento e stasi.