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Adrian Paci was born in Scutari (Albania) in 1969. He currently lives and works in Milan.

To open the new exhibiting season galleria francesca kaufmann is presenting a double event of the artist Adrian Paci, in collaboration with the non-profit space Viafarini. On Thursday 16 September 2004 the two Milanese spaces will in fact simultaneously present two solo exhibitions of the artist’s latest works.

On the occasion of his second one-person show at galleria francesca kaufmann, Adrian Paci will present works of high poetical impact. The central work of the show is a video entitled “Slowly” that offers a reflection on the small dramas and tensions that arise in everyday life. Around the fixed set of a table laid for a normal lunch sit an elderly lady and some men. The men speak animatedly among themselves and mostly ignore the woman, who is clearly their respective Mother or Grandmother. The action evolves slowly and drags on and the effect is particularly emphasised by the skilful use of slow motion. The woman looks about her, feeling out of things, trying to understand what is happening and what is being said. She tries to decipher what she cannot deduce from their gestures by reading their lips. But nothing helps her to understand: she appears isolated in the sweetness and simplicity of a woman belonging to another generation, alone in the anguish that arises from a lack of communication that has protracted over the years.

The video presented at Viafarini and entitled “Turn on” is a work that moves from very different premises to arrive at very similar conclusions to those of “Slowly”. In particular, the two videos are held together by the thin thread of their suspended atmosphere that unites them in the exhausting feeling of anticipation that derives from unresolved expectation. The waiting in “Turn on” is that of a score of unemployed men who, in typical Mediterranean fashion, assemble on the steps of a square in Shkoder everyday in the hope that someone will employ them. One by one, their fatigue-marked faces parade; their expression is sufficient to capture their personal histories, unexpressed energy and lives ruled by waiting. The single portraits develop until the frame widens and each of the characters switches on a generator that stands beside him. Their gestures are slow and somewhat ritualistic. The initial quietness gives way to a noise that gradually becomes deafening. Touching in its symbolical beauty, the last frame portraits each man holding a large light bulb which, fed by the generators, irradiates light and energy around them.

 

Adrian Paci è nato a Scutari (Albania) nel 1969. Attualmente vive e lavora a Milano.

Per inaugurare la nuova stagione espositiva la galleria francesca kaufmann, in collaborazione con lo spazio Viafarini, ha il piacere di presentare un doppio evento che vede protagonista l’artista Adrian Paci. Giovedì 16 settembre 2004, infatti, inaugureranno in contemporanea nei due spazi milanesi due mostre personali nelle quali l’artista esporrà i suoi ultimi lavori.

In occasione della sua seconda personale alla galleria francesca kaufmann, Adrian Paci presenta un lavoro di forte impatto poetico. Slowly è il titolo dell’opera centrale della mostra, un video che propone una riflessone sulle tensioni e i piccoli drammi interiori che si consumano nella quotidianità familiare. La scena è fissa: un tavolo imbandito per un normale pranzo, attorno al quale siedono una donna anziana e alcune figure maschili. Gli uomini parlano animatamente tra loro, lasciando ai margini della conversazione quella che si intuisce essere la loro madre e nonna. L’azione si svolge lentamente, si trascina, enfatizzata da un ritmo artificiale ottenuto con un sapiente uso dello slow-motion. La donna si guarda intorno, spaesata, cerca di capire cosa succede, cosa si stiano dicendo, cerca di decifrare dalle loro labbra quello che non è leggibile dalle loro azioni. Ma niente la aiuta a comprendere: appare isolata nella sua dolcezza e semplicità di donna d’altri tempi, sola con l’inquietudine che può derivare da uno stato di incomprensione dilatato nel tempo.

A Viafarini, invece, Adrian Paci presenta il video Turn on, un lavoro che parte da suggestioni diverse per approdare a conclusioni molto simili a quelle di Slowly. In particolare i due video sono tenuti insieme da un sottile filo rosso, riconoscibile nell’atmosfera di sospensione che li accomuna, nell’estenuante sentimento di un’attesa non risolta. L’attesa, in questo caso, è quella di una ventina di uomini, tutti disoccupati, che si ritrovano quotidianamente a sedere sui gradini di una piazza di Shkoder, sperando che passi qualcuno che ha bisogno della loro forza lavoro. Immersi nel silenzio, sfilano uno per uno i volti segnati dalla fatica di questi uomini, che ci parlano con il solo sguardo delle loro storie personali, delle loro vite scandite dall’attesa, della loro energia inespressa. Fino a che l’inquadratura non si allarga, e ognuno dei singoli protagonisti accende un generatore elettrico che ha accanto a sé. I gesti sono lenti, quasi rituali, e dal silenzio iniziale si passa ad un rumore che mano a mano diventa frastuono assordante. Il quadro finale è toccante nella sua bellezza simbolica: ognuno di loro tiene in mano una grossa lampadina che, alimentata dai generatori accesi, irradia luce ed energia intorno a sé.